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Locali storici d'Italia, porte aperte il 5 ottobre


Degustazioni, visite guidate, eventi, menu speciali in 70 locali

Sabato 5 ottobre torna la Giornata nazionale dei Locali Storici d'Italia, con eventi speciali, visite guidate e degustazioni nei ristoranti, hotel e caffè che hanno fatto la storia e la cultura del nostro Paese.

ansa

Le eccellenze della ValSeriana a Parma fra le Città Creative UNESCO per la Gastronomia


La città di Parma ospita Bergamo e Alba, con cui condivide il progetto delle Città Creative Unesco per la Gastronomia, per un weekend all’insegna della cultura dei tre territori e delle tipicità che li rendono unici. Una due giorni dedicata alle eccellenze dell’enogastronomia, per “assaggiare il territorio” di Parma, Alba e Bergamo, Città Creative Unesco per la Gastronomia. Nell’esclusiva cornice del Trottatoio della Pilotta, nel centro di Parma, sabato 7 e domenica 8 settembre è in programma “Tipicamente Uniche”, un fine settimana all’insegna della cultura dei tre territori e delle tipicità che li rendono unici. Un’opportunità per scoprire, attraverso pacchetti turistici condivisi, la bellezza autentica e la ricchezza delle tre città, nell’ambito di una strategia turistica comune in grado di accrescere l’incoming. L’iniziativa vede in cabina di regia le delegazioni Confocommercio di Alba, Parma e Bergamo, affiancate da consorzi e associazioni di tutela, aziende e produttori.

Per la Bergamasca ad animare stand e show cooking in terra emiliana ci saranno tante eccellenze delle Orobie, fra le quali per la ValSeriana spiccano la Comunità del Mais Spinato di Gandino, il Consorzio del Moscato di Scanzo (in questi giorni si tiene la Festa del Moscato di Scanzo sino all’8 settembre), Cà del Botto di Ardesio, Azienda Agricola Clemente Savoldelli, La Spinata e Panificio Persico di Gandino.

“La Comunità del Mais Spinato – sottolinea il presidente Angelo Savoldelli – si prepara al momento del raccolto con i tradizionali “Giorni del Melgotto”, in programma a Gandino dal 27 settembre al 6 ottobre, con cene e pranzi solidali e momenti culturali. Ospiti in Bergamasca per l’occasione saranno i delegati della rete Unesco “Pueblos del Maiz” provenienti da Merida (Mexico), San Antonio (Texas) e Tucson (Arizona). Gandino e la città di Bergamo saranno pure teatro dal 27 al 29 settembre dello World Plogging Championship, il campionato mondiale di running con raccolta rifiuti”.

Parma è la terza tappa del percorso triennale “Tipicamente Uniche” condiviso dalle tre città Unesco per la Gastronomia, che ha preso il via a Bergamo nel 2022 in concomitanza con la manifestazione dedicata all’arte casearia Forme 2022, per poi approdare ad Alba in occasione della Fiera internazionale del tartufo bianco nel 2023. La proposta enogastronomica, affiancata a quella turistica, rappresenta un’occasione per scoprire le bellezze delle tre città creative Unesco per la Gastronomia. Un percorso nato nel 2021, dalla volontà delle tre Amministrazioni Comunali di Alba, Bergamo e Parma, insignite del titolo di Città Creative Unesco per la Gastronomia, di condividere politiche di valorizzazione dei territori. Un impegno che ha portato alla costituzione con le tre rispettive associazioni Confcommercio di un protocollo d’intesa per promuovere le rispettive unicità enogastronomiche e agroalimentari e affermare la crescita del Distretto come entità turistica unitaria, forte delle proprie ricchezze non solo culinarie ma anche culturali. Valore aggiunto della promozione congiunta è la realizzazione di un tour – proposto ai mercati turistici di riferimento delle singole realtà – tra le eccellenze culinarie e vinicole delle città creative.

“L’evento del 7 e 8 settembre – sottolinea Giovanni Zambonelli, presidente Confcommercio Bergamo -si svolgerà in un punto centralissimo della città di Parma: il Trottatoio della Pilotta, luogo inedito per questo tipo di manifestazioni ma che Ascom Parma ha fortemente voluto sia per la sua bellezza che per il suo significato, come porta d’ingresso alla città. Anche quest’anno, sarà una grande occasione perché saremo accanto a due città che hanno fatto dell’enogastronomia la loro bandiera. Dal 2022 abbiamo tenuto fede allo scopo per cui l’iniziativa è nata nel 2022: collegare con iniziative ed eventi i tre territori italiani che, a partire dalla loro straordinaria vocazione enogastronomica, possono imprimere forza e rappresentatività ai sistemi economici sia in senso individuale che unitario nel panorama nazionale”.

“Il turismo enogastronomico – aggiunge Elena Carnevali, sindaca di Bergamo – è un attrattore turistico costantemente in crescita. Il turista vuole capire cosa si cela dietro un prodotto, vuole conoscere la storia delle persone che producono quel prodotto, vuole capirne la lavorazione. Non si limita ad assaggiarlo. Per questo Alba, Bergamo e Parma devono promuoversi anche a livello internazionale come un tour dell’eccellenza di sapori, di paesaggi, di relazioni. È necessario che le nostre rispettive agenzie di promozione turistica lavorino sempre più insieme per promuovere i nostri territori come circuiti slow e alternativi alle destinazioni nazionali ormai in overbooking”.

“La presenza di importanti realtà dell’enogastronomia della ValSeriana – conferma Giambattista Gherardi, delegato Promoserio all’enogastronomia e coordinatore del Distretto de Le Cinque terre della Val Gandino – è motivo di orgoglio e soddisfazione poiché conferma alle Magnifiche Valli un ruolo di primo piano in un settore strategico della promozione turistica e territoriale. Le eccellenze di ValSeriana e Val di Scalve sono fra le leve di maggior impatto per la percezione positiva di turisti ed e escursionisti e per questo sono elementi imprescindibili di qualsiasi azione promozione”.

A Parma tutti gli eventi sono gratuiti e aperti al pubblico, fino ad esaurimento posti disponibili, previa registrazione sul sito dedicato www.cittacreativeperlagastronomia.it.

myvalley.it

Le amarene della Penisola sorrentina protagoniste a giugno


E' conosciuta per lo più per i suoi limoni e arance ma in Penisola sorrentina si raccoglie, nel mese di giugno, un altro frutto: l'amarena.

Il suo luogo d'elezione è Piano di Sorrento., ai Colli di San Pietro.

Alberi e frutti tutelati anche grazie allo Slow Food. Così a Giugno, e per un intero mese, quello della raccolta dell'amarena, il "gioiello rosso carottese" si svolgeranno una serie di eventi, giunti alla terza edizione, sotto il nome del "Premio Amarena a Piano di Sorrento". L'appuntamento che punta a celebrare l'arte e la cultura del territorio (e non solo) raggruppa cinema, teatro, televisione, letteratura, enogastronomia, musica, arte, solidarietà.
Il Premio Amarena rientra quest'anno nell'ampio programma "Cultura delle origini e luoghi di culto" promosso dalla Città Metropolitana di Napoli con l'obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, artistico e archeologico del Comune di Piano di Sorrento.
Una città che attorno al culto dei Santim che si festeggiano nel mese di giugno (San Luigi, San Giovanni, San Pietro) farà scoprire e riscoprire luoghi come Via Santa Margherita e l'Oratorio di San Nicola, la Cappella di San Giovanni e i Colli di San Pietro, in cui si terranno gli appuntamenti in programma.
4 giugno, ci sarà l'avvio ufficiale delle attività presso il CRE - Centro di Riabilitazione Equestre Madonna di Roselle, in via Artemano 12 alle ore 15.00, dove si ripeterà l'appuntamento con la raccolta e trasformazione delle amarene in collaborazione con le Cooperative Sociali della zona, la Comunità per la tutela dell'amarena dei Colli di San Pietro e lo staff dell'Agri Osteria da Nonna Luisa dei fratelli Persico. 9 giugno alle ore 11.00 si proseguirà con il tradizionale laboratorio sull'amarena a cura della Comunità Slow Food per la tutela dell'amarena dei Colli di San Pietro nell'ambito del Mercato della terra - che si tiene ogni seconda domenica del mese presso il Mercato Ortofrutticolo di Piano di Sorrento.
16 e 28 giugno a Villa Fondi si terranno due appuntamenti con la serialità televisiva e il cinema. Il format "Appunti d'artista" è il talk in cui si racconteranno e premieranno dapprima Clotilde Esposito, Alessandro Orrei e Giovanna Sannino, giovani talenti della serie campione d'ascolti Mare Fuori (16 giugno dalle ore 20.00); sarà poi la volta di Sara Lazzaro, talentuosa attrice vista nei panni di Agnese in DOC - Nelle tue mani, ma anche in altre serie di successo come Call My Agent Italia, La Legge di Lidia Pöet e al cinema in 18 Regali, Sono Lillo, The Elevator e di Ester Pantano, energica attrice che interpreta Suleima in Màkari, e vista nella serie Disney+ I Leoni di Sicilia oltre che al cinema nella saga dei Manetti bros Diabolik. Le attrici saranno protagoniste sulla terrazza di Villa Fondi il 28 giugno dalle ore 20.00. Entrambe le serate saranno condotte dai giornalisti Biagio Verdicchio e Anna Chiara Delle Donne.

ansa

Alba, in arrivo il 26 e il 27 novembre il Food For Future Festival

 Un’importante occasione di confronto tra esperti internazionali circa il futuro della gastronomia e della ristorazione.

Alba – Il 26 e il 27 novembre, ad Alba, presso il Teatro Sociale G. Busca, si terrà la prima edizione del congresso gastronomico Food For Future Festival – Cibo in Movimento.

Con il coinvolgimento di esperti provenienti dal mondo della ristorazione internazionale, il Festival sarà un’occasione per confrontarsi sul futuro della gastronomia attraverso riflessioni dedicate al valore della biodiversità, della sostenibilità e della creatività in cucina. Domenica 26 sarà dedicata all’Italia e, grazie alla partecipazione delle Città Creative UNESCO per la Gastronomia, verrà presentato un menù speciale ideato in occasione dell’International Gala Creative Dinner, all’interno delle gallerie del MUDET (Museo del Tartufo di Alba), in una sperimentazione di contaminazione tra diverse culture che si metteranno alla prova con prodotti locali. Nella giornata di lunedì 27, invece, il focus sarà spostato sulla Francia, per scoprire in che direzione del gusto stiano andando la pasticceria e la cucina d’oltralpe.

Tanti i temi toccati dal Food For Future Festival: il Design in pasticceria e nella ristorazione; il Territorio inteso come risorsa da recuperare e riconvertire a un nuovo corso; la cucina di Montagna; la Caccia ieri, oggi e domani; le Biodiversità cittadine; e molto altro ancora.

«Sarà un grande onore – commenta l’Assessore al Turismo della Città di Alba, Emanuele Bolla – ospitare ad Alba gli importanti relatori che animeranno il dibattito incentrato sul futuro della gastronomia italiana e non solo». Luciano Tona, chef e Ambasciatore di Alba Città Creativa Unesco, ha dichiarato che «il congresso di novembre sarà un modo per affrontare direttamente la discussione con gli operatori del settore, cercando soluzioni e confrontando le idee. Come in tutti gli ambienti, anche nel mondo del food servono esempi, influenze in grado di essere motori e di donare la spinta verso il nuovo».

Il Food For Future Festival sarà interamente ad ingresso gratuito.

quotidianopiemontese.it


Espò: Il Festival della Gastronomia Italiana a Berlino

Non siamo ancora arrivati a Natale, ma Halloween è già passato: pensate forse che a Berlino manchino le scuse per concedersi qualche peccato di gola? Niente affatto! Proprio per questo arriva Espò, il Festival della Gastronomia Italiana. Questo evento, in programma il 18 e il 19 novembre presso l’incantevole cornice dell’Alte Münze a Berlino-Mitte, si prepara a celebrare le eccellenze gastronomiche italiane, in un ambiente accogliente che vedrà mescolarsi addetti ai lavori, appassionati e semplici golosi.

Espò è più di un semplice festival culinario. È un inno alle tradizioni culinarie italiane, un’occasione per immergersi nei gusti autentici dell’Italia. Una piccola nota per gli addetti ai lavori, come gastronomi e ristoratori: l’ingresso per voi è gratuito!

L’Alte Münze, l’ex zecca di Berlino situata sulle rive della Sprea, si trasformerà in un’autentica piazza italiana per un fine settimana dedicato non solo al gusto, ma anche alla conoscenza. Oltre a poter degustare le specialità presentate da produttori da tutta Italia, infatti, sarà possibile assistere a workshop e dimostrazioni con esperti del settore, per scoprire ciò che si nasconde dietro alla qualità impareggiabile dei vini e dei prodotti gastronomici italiani.

Tanto i professionisti della ristorazione quando i semplici appassionati gourmand potranno degustare specialità provenienti da tutta Italia. Alcuni dei produttori porteranno i loro prodotti direttamente dall’Italia, altri, come Stefano Savoca di “Mamma che Pasta!” operano già da tempo a Berlino, tenendo alto il nome della nostra gastronomia. I visitatori potranno degustare pasta fresca e pizza napoletana, le dolci prelibatezze di Babbi e la tipica “pinsa” romana, oltre a circa 200 vini e liquori provenienti da tutte le regioni d’Italia.

ilmitte.com

Gastronomia e cultura, ecco come la Toscana punta sulla Campania

Promuovere il turismo in Toscana puntando anche sulle aree meno conosciute, 'minori', della regione in una logica di delocalizzazione, intercettando le viaggiatrici che chiedono luoghi empatici e ospitali (col progetto 'Benvenute') e sfruttando le risorse culturali (a partire dal Rinascimento) ed enogastronomiche.

Sono gli obiettivi emersi nella serata-evento svoltasi nel Palazzo dell'Ostrichina del Parco Borbonico del Fusaro a Bacoli, nei Campi Flegrei, nel corso della quale è stata sancita un''alleanza' fra le casate dei Medici e dei Borbone che ha visto una sfilata in abiti d'epoca (guidata da Caterina de' Medici, interpretata da Clara Svanera, salutata dai soldati borbonici dell'Associazione di rievocazione storica Primo Reggimento Re), fino alla Casina Vanvitelliana.

Nel programma della manifestazione 'I Medici incontrano i Borbone-Un avvincente viaggio nella storia' anche danze e una degustazione 'rinascimentale' con piatti tipici toscani con 'digressioni' campane (curata dalla chef Alessia Uccellini). Gli obiettivi della manifestazione di valorizzazione delle eccellenze toscane sono stati illustrati da Francesco Tapinassi e da Clara Svanera, rispettivamente direttore e responsabile del turismo culturale per l'Agenzia Regionale Toscana Promozione turistica.
    "Toscana e Campania - ha spiegato Tapinassi - sono due grandi destinazioni che fra i punti in comune hanno eccellenze enogastronomiche ed una grande tradizione culinaria, soprattutto hanno una storia meravigliosa". Tapinassi ha ricordato anche il recente riconoscimento per la Toscana avuto da Lonely Planet: "Destinazione italiana che nel 2024 viene indicata fra i luoghi da non perdere, un dato importante dopo un lungo lavoro di riposizionamento del brand Toscana. Ciò grazie alla bellezza dei territori e alla bravura degli operatori nell'accogliere i visitatori".
    Dalla Campania gli operatori toscani si aspettano un rafforzamento del flusso turistico (è la sesta regione per arrivi a livello nazionale e la prima del Sud): "La Campania è una terra - ha ancora detto Tapinassi - dove c'è una sedimentazione storica straordinaria. E' un'esperienza vivente.
    Il rafforzamento del legame con la Toscana non potrà che portare effetti benefici all'intero settore". Ha sottolineato Svanera: "Puntiamo sul turismo culturale per dare risalto alla cifra della Toscana, il Rinascimento. L'incontro unisce corti di epoche lontane nel tempo ma che rappresentano due popoli che hanno nell'empatia un tratto caratteristico".
    Anche il sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, ha evidenziato: "Riuscire a coniugare la cultura borbonica con quella medicea è per noi motivo di soddisfazione e farlo qui, nel Parco Vanvitelliano, è importante. Non è soltanto un luogo di bellezza, ma è luogo di vita vissuta e polo culturale dei Campi Flegrei. Stiamo tentando di fare di questo luogo sempre più un sito di arte contemporanea". E ha citato il dono fatto dal Comune e dagli artigiani di Foglianise (Benevento) della riproduzione in paglia della Casina Vanvitelliana realizzata in occasione della Festa del Grano 2023. "In sinergia con istituzioni ed enti stiamo facendo di questo polo culturale un polo di conquista della nostra comunità mentre una volta il Parco era vissuto come una proprietà privata".
    Durante la serata - conclusa con una performance del comico-cabarettista Enzo Fischetti e che ha visto l'intervento di operatori e rappresentanti delle istituzioni fra cui Sergio Cosentini, amministratore del Parco Borbonico del Fusaro - per illustrare il progetto "Benvenute" il 'racconto' dei valori e delle buone pratiche dell'accoglienza toscana è stato affidato alla rievocazione (a cura di Grazia Frappi) di sei donne storiche, figure iconiche legate al patrimonio della regione.
    Per una sera hanno preso vita, oltre a Caterina de' Medici, Simonetta Vespucci, Anna Maria Luisa De Medici, Luisa di Stolberg Gederm, Fortunata Sulgher, Florence Nightingale che hanno sfilato in abiti storici.

ansa.it

Non solo vino, Merano WineFestival sempre più testimone delle eccellenze nella gastronomia italiana

MERANO – “Non c’è buon vino veramente, se non accompagnato al buon cibo”, suggerisce il senso comune. Perché è proprio nell’esperienza condivisa, l’accostamento di un buon bicchiere di vino a un piatto curato nei dettagli. Così almeno da anni la pensa Helmuth Köcher, il patron del Merano WineFestival che tra i primi ha avuto l’intuizione di unire sotto un unico tetto le eccellenze del vino con quelle del food italiano in un connubio che ha generato la ormai mitica “Gourmet Arena”.

Un padiglione che corre sulle passeggiate meranesi accanto all’edificio del Kurhaus, dove le eccellenze del mondo vitivinicolo trovano da oltre tre decenni la loro casa naturale. Proprio come nell’accezione degli antichi greci, “Arena” è un termine indovinato per indicare quel luogo dove si scontrano, incontrandosi, le eccellenze del ricco territorio italiano che parla tanto di pistacchi siciliani, quanto di panettoni campani oppure di prosciutti emiliani, se non di grappe trentine. 74 gli stand Food-Spirit-Beer che, tra gli altri prodotti, presentano le eccellenze candidate al prestigioso riconoscimento Platinum conferito dal Wine&Food Hunter meranese.

Gourmet Arena, quindi, luogo ideale per gli spettacoli degli oltre venti showcooking programmati nei due spazi dedicati a Campania Felix e Abruzzo Sostenibile.

Tante le star stellate della cucina presenti alla 32esima edizione del Merano WineFestival, come chef Umberto De Martino del Ristorante “Florian Maison” di Bergamo che domenica 5 novembre alle ore 15,30 negli spazi di Campania Felix delizierà i suoi ospiti trasformando il gusto della cucina di Sorrento in una foto-ricordo, affinché l’esperienza rimanga impressa vividamente nella memoria. Dal canto suo, alle ore 17,00 negli stessi spazi a De Martino succederà in una staffetta del gusto e della fantasia il collega Lino Scarallo del Ristorante Palazzo Petrucci di Napoli. Primo chef stellato nella storia di Napoli, Scarallo è ormai un habitué del Merano WineFestival il quale ogni anno è capace di stupire con la sua cucina mediterranea da napoletano irriverente, così come ama descriversi. Dalla città del Tasso, lo spirito rivoluzionario è quello di chef Peppe Aversa, ambasciatore di quella accoglienza sorrentina che ha fatto della cucina italiana un marchio non solo di qualità ma anche di ospitalità turistica.

Alle ore 15,00 di lunedì 6 novembre attesissima “The Final Session” che metterà assieme in uno spettacolare showcooking il genio creativo di quattro grandi testimoni della cultura popolare e alimentare campana: chef Umberto De Martino, chef Lino Scarallo, chef Peppe Aversa e chef Antonio Tubelli.

Spostandoci di soli pochi passi nell’area Abruzzo Sostenibile, imperdibili le vere e proprie lezioni sulla cucina rurale che venerdì 3 novembre tra le 11,00 e le 15,00 chef Davide Baboro e chef Carlo Auriti presenteranno al pubblico in un incontro con le antiche tradizioni del passato quando queste si intersecano con le tecniche più innovative della cucina moderna. Sempre nello stesso spazio, domenica 5 novembre, ancora un occhio di riguardo per la cultura contadina, questa volta ideata e impiattata da chef Matteo Di Panfilo e chef Carlo Auriti i quali alle 11,00 proporranno la loro versione personale dell’incontro tra tradizione e sostenibilità, come detto, marchio distintivo dell’agroalimentare abruzzese. Sono questi solo alcuni dei momenti presso la Gourmet Arena dedicati agli showcooking diventati ormai parte integrante, caratterizzante e irrinunciabile del Merano WineFestival.

“Platinum”, come il metallo più raro e tra i più preziosi in natura, è il nome scelto dal Wine&Food Hunter Helmuth Köcher per identificare, tra i prodotti delle aziende invitate al Merano WineFestival, quelli che per qualità organolettiche, gusto e raffinatezza rappresentano l’eccellenza tra le eccellenze. Tutti contraddistinti dal bollino color platino che sta ad indicare non solo la qualità eccelsa del prodotto stesso ma anche il sacrificio e la dedizione delle aziende capaci di esprimere il meglio nel settore del Food-Spirit-Beer italiano. Gourmet Arena dove, come detto, si scontrano per incontrarsi gusti e sensibilità nel mondo della gastronomia italiana testimone di una ricchezza unica al mondo.

Come da tradizione, il Merano WineFestival è anche il luogo e il momento nel corso del quale viene assegnato il prestigioso “Premio Godio” alla carriera. Il riconoscimento al cuoco regionale che opera in contesti montani lontani dalle grandi direttrici turistiche ma che allo stesso tempo ha dimostrato capacità di innovare la sua cucina, coraggio nella scelta dei prodotti e ricerca in termini di qualità e gusto. Il Premio Godio, frutto di un lungo lavoro di ricerca in collaborazione con l’Accademia della Cucina italiana, rappresenta il giusto riconoscimento a chi, esattamente come fece chef Gianfranco Godio (primo stellato altoatesino), si è dimostrato capace di dare un significativo contributo alla cultura gastronomica regionale.

virtuquotidiane.it

Dove andare a mangiare a Genova? Le location più amate

Quali sono i migliori ristoranti di Genova in cui gustare piatti tipici della tradizione genovese e ligure? Ecco una lista di dieci proposte in cui andare a mangiare.

I migliori ristoranti di Genova: la lista

Trattoria Ugo

Oltrepassando la soglia della Trattoria Ugo, è possibile godersi l’atmosfera tipica di uno dei locali storici di Genova. Il ristorante è famoso per il suo pesto mentre il menù è scritto su tovagliette di paglia. Tra le specialità della casa ci sono le fettuccine al pesto con patate e fagiolini, la frittura del golfo, la trippa genovese, lo stoccafisso o, ancora, il tiramisù al pistacchio.

Trattoria dell’Acciughetta

In piazza Sant’Elena, nell’angiporto storico della città, la Trattoria dell’Acciughetta si trova tra via Prè e via Gramsci, nei presso del Galata Museo del Mare. Il locale si descrive come una delle trattorie “più piccole e pazze della città”. Il menù cambia di continuo ma è sempre incentrato sul pesce fresco e su piatti che reinterpretano con audacia la tradizione.

Trattoria delle Grazie

Situata in via delle Grazie 48, la Trattoria delle Grazie offre ai clienti piatti come le acciughe all’aggiadda, i pansoti in salsa di noci, lo stoccafisso “Vecchia Genova” e molto altro ancora. La location è nota per la sua atmosfera famigliare e accogliente.

Trattoria Rosmarino

La Trattoria Rosmarino, in salita del Fondaco 30, è specializzata nel proporre la cucina del territorio in chiave creativa. Il locale è arredato in stile bistrot parigino e ha anche tavoli all’aperto. Pasta, pane e dolci sono fatte in casa e vengono usati molti prodotti locali, tra i quali anche il pesce fresco del mercato. Tra le specialità della casa ci sono la Lasagna Rosmarino con ragù bianco di manzo, il baccalà alla Brandacujùn e i ravioli di borragine.

Sa pesta

Al civico 16r di via dei Giustiniani, si trova Sa pesta. Il nome del ristorante significa sale pestato: in passato, al posto del locale, si teneva la vendita del sale che da grosso veniva raffinato per gli acquirenti. Tra le specialità della casa possono essere citate la farinata che “scoppietta”, le torte di verdure cotte nel forno a legna e le acciughe ripiene.

C’era una volta

Uno dei migliori ristoranti di Genova è C’era una volta, in vico Casana 9. Il locale ha raggiunto grande popolarità dopo aver vinto una puntata di Alessandro Borghese – 4 Ristoranti dedicata appunto ai migliori ristoranti genovesi. Il ristorante si descrive come una trattoria artigianale che propone piatti tipici della tradizione ligure come cuculli e pinissa, torta pasqualina, trofie al pesto o carne all’Aggiada.

Ostaietta

In via Canevari 28, c’è Ostaietta. Presso il locale, è possibile gustare la cucina tipica ligure a prezzi contenuti. È possibile ordinare uno dei piatti indicati nel menù che spazia dalle fritture alle grigliate miste di pesce.

Santamonica

Nei pressi di Corso Italia, è presente Santamonica, un ristorante tranquillo ed elegante noto per essere una autentica oasi di pace, lontana dal caos cittadino. I piatti in menù sono preparati con ingredienti freschi che vengono lavorati per valorizzarne la qualità e il sapore. I clienti possono scegliere tra pietanze di terra e di mare. Il pesce, in particolare, è uno dei punti forti del locale.

Ristorante Capo Santa Chiara

Nel borgo di Boccadasse, si trova Ristorante Capo Santa Chiara, dotato di una romantica terrazza sul mare che, in estate, offre una vista mozzafiato. I piatti ripropongono la cucina del territorio rivisitata in chiava contemporanea e arricchita con nuovi sapori.

La Piedigrotta da Carmine e Antonio

In via Angelo Gianelli 29E/r, è possibile trovare uno dei ristoranti più famosi di Genova: La Piedigrotta da Carmine e Antonio. Tra le specialità della casa ci sono i piatti a base di pesce, incluse le incredibili crudité. Il locale è dotato di una grande vetrata che affaccia sul mare e rende l’atmosfera elegante e magica.

in Style 24

La tradizione antica e i sapori più autentici. Ecco cosa caratterizza l’enogastronomia di Matera. Un viaggio tra i prodotti tipici della città dei Sassi

Prodotti Tipici del Sud
I piatti tipici materani conservano con orgoglio i tratti più antichi delle pietanze proposte grazie anche alla genuinità dei prodotti utilizzati e alla creatività di cuochi prestigiosi che, pur innovando le proprie ricette, non rinunciano alla tradizione. I primi piatti hanno una costante nella pasta a semola di grano duro preparata in casa e accompagnata da vari e prelibati ingredienti: dai croccanti peperoni cruschi di Senise (Igp) associati al cacio ricotta, ai legumi, quindi ai sughi decisi preparati con carne, funghi o peperoni.

Tra i piatti tipici materani non sono da meno formaggi e carni proposte in diverse varianti. Piatto tipico della cultura materana è anche la “Ciallèdd”, un tempo povero, oggi pasto ricercato e molto apprezzato, a base di pane raffermo condito con patate, cipolla, erbette della Murgia e rape. Da provare anche la “Crapiata”, pietanza a base di legumi locali.

Il vino di Matera
Va da sé che non c’è pasto che si rispetti senza un buon vino, e sulle tavole materane non manca la scelta, dai rossi, con il Primitivo e l’Aglianico, ai bianchi con il Greco di Matera, la Malvasia e il Moscato.

Nessun piatto può essere però apprezzato come merita senza il gustoso Pane di Matera con il marchio Igp. Difficile resistere al profumo, al sapore e alla fragranza di questo prodotto a semola di grano duro proposto nelle forme a cornetto o a pane alto, che rimanda alla conformazione del paesaggio della Murgia materana. Vero simbolo gastronomico della città, spesso è ingrediente indispensabile anche nella preparazione di piatti tipici. Prodotto nei panifici locali, è possibile acquistarlo per portare via con sé un po’ del sapore di Matera.

tgtourism.tv
Prodotti Tipici del Sud

Estate 2023, Coldiretti: "Gastronomia al centro della spesa turistica, un giro da 15 miliardi di euro"

Oltre un terzo della spesa turistica di italiani e stranieri nell’estate 2023 è destinato alla tavola per un valore che supera i 15 miliardi di euro per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche cibo di strada o souvenir enogastronomici in mercati, feste e sagre, grigliate e picnic. È quanto stima Coldiretti in occasione del Ferragosto 2023 che rappresenta l’appuntamento culinario più importante della stagione con la riscoperta dei piatti tipici delle diverse realtà regionali.

E se la cucina a chilometri zero resta la qualità più apprezzata, a far scegliere l’agriturismo – evidenzia Coldiretti – è la spinta verso un turismo più sostenibile. Molti agriturismi si sono attrezzati per la giornata di Ferragosto con l’offerta di alloggio e di pasti completi ma anche di colazioni al sacco o con la semplice messa a disposizione spazi per picnic, tende, roulotte e camper per rispettare le esigenze di indipendenza di chi ama prepararsi da mangiare in piena autonomia ricorrendo eventualmente solo all’acquisto dei prodotti aziendali a chilometri zero di Campagna Amica. “Protagonista comune lungo tutto lo stivale è il cocomero. Ma non mancherà la pesca al vino che raggiunge la sua perfezione – sottolinea Marco Allaria Olivieri, direttore di Coldiretti regionale – se preparata con le pesche a pasta bianca dell’Emilia Romagna”.

“Uno scenario che dimostra la centralità per la vacanza Made in Italy del patrimonio enogastronomico nazionale che è diffuso su tutto il territorio e dalla cui valorizzazione – precisa Nicola Bertinelli, presidente di Coldiretti Emilia Romagna – dipendono molte delle opportunità di sviluppo economico ed occupazionale”. Il cibo è dunque la voce più importante del budget della vacanza estiva in Italia tanto che – sottolinea Coldiretti – è diventato per molti turisti la principale motivazione del viaggio con il boom del turismo enogastronomico anche grazie alle numerose iniziative di valorizzazione, dalle sagre alle strade del vino.

La tavola si conferma come il vero valore aggiunto della vacanza in Italia che leader mondiale del turismo enogastronomico potendo contare sull’agricoltura più green d’Europa di 5450 specialità sono ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni censite dalle Regioni, 316 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, la leadership nel biologico con circa 86mila aziende agricole biologiche, 25mila agriturismi che conservano da generazioni i segreti della cucina contadina, 10mila agricoltori in vendita diretta con Campagna Amica e le numerose iniziative di valorizzazione, dalle sagre alle strade del vino.

in forlitoday.it

Gastronomia: per contrastare la cotoletta milanese è nata la “cotoletta piemontese”

Nota come ‘milanese’, ma in realtà, secondo alcuni esperti, inventata a Napoli nel Settecento, la cotoletta resta uno dei piatti più amati dagli italiani e più presenti nei menu dei ristoranti. Nei giorni scorsi, tre sindaci delle valli alpine, vogliono mettere il marchio del Piemonte sulla bistecca impanata, lanciando una “nuova ricetta”, che si chiama “la piemontese”.

Si tratta, secondo Mino Giachino, amministratore, di “un nuovo piatto della cucina piemontese” da lui stesso ideato.
“E’ una cotoletta di carne di razza piemontese, la migliore carne italiana – precisa Giachino – impanata e con formaggio fuso di una delle valli piemontesi, accompagnata da un buon vino piemontese”.
“Oggi – annuncia Giachino – è in corso la degustazione con tre diverse tome di alpeggio dalla valle di Lanzo (Ceres) alla val di Susa (Sauze d’Oulx) e dalla val Chisone (Pragelato), alla presenza dei sindaci Davide Eboli, Marco Meneguzzi e Giorgio Merlo, che hanno portato la toma di alpeggio dei rispettivi paesi. Era presente anche il sindaco di Caselle, Giuseppe Marsaglia Cagnola, che condivide molto l’iniziativa”.
“La cotoletta ‘la piemontese’ – conclude – è un piatto di alta qualità che valorizza le produzioni e i produttori locali dagli alpeggi ai produttori della carne. Da domani il piatto sarà inserito nei menu di ristoranti e trattorie delle vallate alpine ma anche in città. Mi ha fatto molto piacere che il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, attualmente in vacanza, abbia apprezzato l’idea”. (Ansa Piemonte)

A Milano la prima gastronomia della Dieta Mediterranea

 


Tutto il buono del Cilento nel piatto: quello dei milanesi è pronto per essere riempito più facilmente grazie all'apertura, mercoledì 19, in via Cesare Battisti 23, della gastronomia di Paolo De Simone, chef e proprietario di Modus, il ristorante pizzeria inaugurato lo scorso anno a Milano, tra Porta Vittoria e Porta Romana, e che è già nella classifica dei Top 50 Pizza Italia 2022 oltre ad essere Pizzeria Novità dell'Anno.

Non deve stupire il passaggio dalla pizza alla proposta gastronomica, perché il filo conduttore resta lo stesso ed è l'amore per una cucina autentica, mediterranea, quella del Cilento. Perché De Simone è dal Cilento che è partito. Fisicamente, con Storie di Pane a Vallo della Lucania in provincia di Salerno, dodici anni fa. Ma anche mentalmente, con l'idea fissa di mantenere le abitudini a tavola che avevano i suoi nonni: nel piatto molta verdura, legumi, formaggio (quel poco che serve per fare le "'mbuttunature") e pochissima carne. Proprio come dicono i sostenitori della Dieta Mediterranea autentica, quella nata appunto nel Cilento. La sua infatti sarà una gastronomia della Dieta Mediterranea, con i prodotti del territorio e con i piatti della tradizione, soprattutto quella contadina dove il concetto di antispreco era già di moda nel secolo scorso.

"Per me non si tratta di un passaggio dalla pizzeria alla gastronomia - spiega Paolo De Simone -. Ma del completamento di un progetto che è già nato con quest'idea. È un bistrò, una tavola calda di alta qualità, fatta di ingredienti eccellenti e con tipicità cilentane. Non ci saranno le pizze, ma solo i piatti del ristorante. E soprattutto ci sarà il pane che fa parte del mio dna. Io nasco come panificatore".

Quali saranno i prodotti del Cilento che si potranno comprare?

"Oltre al pane di nostra produzione, la mozzarella di bufala campana. E per citarne alcuni, ingredienti come la soppressata di Gioi, che è anche un presidio Slow Food ed è un prodotto di nicchia, la zona di produzione è molto piccola e spesso la lavorazione è quasi esclusivamente famigliare. Oppure la mozzarella nella mortella, che si produce nella zona centrale Parco Nazionale del Cilento. O le alici di Menaica che ormai vengono pescate solo da una piccola flotta di pescatori. Poi ci saranno i piatti pronti da mangiare, dai cavatelli alle mulignane mbuttunate alla cilentana. Poi le foglie e patate o minestra maritata, tante foglie di verdure spontanee saltate in padella con patate e servite con abbondante olio cilentano".

È bella l'idea che oltre a mangiare cucina tipica dal ristorante si possano portare a casa sapori e tradizioni del territorio

"È un format che avevo già provato sul territorio, a Vallo della Lucania avevo già fatto una selezione di produttori. Modus nasce dal lavoro fatto in questi anni da Storie di Pane. Da Modus saranno serviti solo i piatti principali, i piatti della quotidianità. Dal caffè e dalla prima colazione fino al lunch, o direttamente o in vaschetta da asporto. Tutto verrà preparato inizialmente dalla cucina del ristorante, in gastronomia finiremo le preparazioni o faremo quelle del momento".

Nascendo in Cilento la vostra gastronomia avrà quindi dei legami con la Dieta Mediterranea?

"Questo è il mio obiettivo, il mio progetto. Cilento è Dieta Mediterranea. Qui è stata studiata per la prima volta. Perché è qui che c'erano già negli anni Sessanta molti ultracentenari: la popolazione invecchiava bene, senza malattie cardiovascolari o malattie che provocavano morti precoci. Siamo la gastronomia cilentana della Dieta Mediterranea. Spesso chi pensa alla cucina del sud, pensa a cibi fritti, pesanti. Non da noi. Da noi è un tipo di cucina più contadina".

Quali sono le caratteristiche della cucina contadina, quella che si trova da Modus gastronomia?

"Io mi ritrovo perfettamente nelle abitudini dei miei nonni. Le trovo moderne, attuali. Io amo parlare di cucina circolare e l'ho vista fare dai miei nonni che non sprecavano nulla di quello che c'era in tavola. Non si buttava nulla, semmai veniva dato al maiale o alle galline".

Ci sono ricette della tua famiglia o del Cilento in generale che andrebbero riscoperte o che voi riproponete?

"La polpetta di pane è un nostro must. La ricetta tradizionale prevede pane, formaggio e uova. Noi l'arricchiamo con prodotti della stagione. Oggi ad esempio ci sono dentro anche carciofi e asparagi. Più guanciale. Una ricetta goduriosa ma di stagione. D'estate con tonno e peperoni, o melanzana e salsiccia. La nostra è una cucina ricca di verdure, quasi vegetale. Arricchita poche volte da proteine animali".

Quali sono i piatti che piaceranno di più ai milanesi?

"Credo il pane, fatto con grani antichi solo con lievito madre".

Chi viene dal sud dice che a Milano non c'è il pane buono.

"Li sfido a provare il mio. Poi, già che ci sono, anche le melanzane 'mbuttunate. Una melanzana spaccata e imbottita con pane, uovo e formaggio. Poi passata in padella e affogata nel pomodoro. È un piatto che fa impazzire tutti. Un piatto povero, ma completo".

repubblica.it

Le Soste di Ulisse lanciano il Continente Sicilia


 PALERMO - Le Soste di Ulisse, unico esempio virtuoso in Italia di rete integrata territoriale, nata nel 2002 in Sicilia per iniziativa di un gruppo di Chef lungimiranti, entrano nel loro terzo decennio di attività.

Una grande sfida da affrontare con l'obiettivo di ridisegnare l' Associazione, darle un nuovo ruolo in uno scenario completamente mutato - dopo 2 anni di pandemia e di sofferenza per il settore dell'Ospitalità - e farla divenire la voce di quella iniziativa privata che si pone come interlocutore qualificato per tutti quelli che vogliano conoscere il "Continente Sicilia" con un occhio più attento.
    Gli obiettivi dell'associazione e le iniziative in cantiere sono stati illustrati stamane, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta al Mec di Palermo.

Le Soste di Ulisse contano oggi 47 realtà associate, tra Ristoranti gourmet e tradizionali, Pasticcerie storiche, Hotel di Charme, Cantine ed Istituzioni culturali private unite dal desiderio di valorizzazione lo straordinario patrimonio enogastronomico, paesaggistico, artistico, culturale e monumentale dell'isola.
    Suddiviso geograficamente secondo i tre antichi "Valli" che caratterizzano la Sicilia ed il suo passato di influenze e dominazioni: Val di Noto, Val di Mazara e Val Demone, il territorio dell'isola diventa - grazie a "Le Soste di Ulisse" - un grande libro aperto da sfogliare.

ansa.it

Arte e gastronomia Domani prendono il via le Sagre di Primavera


Da domani il borgo medievale di Brisighella si animerà con le tradizionali Sagre di

primavera. Nel giorno di Pasquetta la sagra dei salumi stagionati e del tartufo

marzolino. Si proseguirà il 23 e il 25 aprile con la Festa della Spoja Lorda, che passerà il testimone il 30 aprile e il 7 maggio alla Sagra del Carciofo Moretto. Bancarelle di prodotti tipici e dell’artigianato, stand gastronomico, intrattenimenti musicali e animazioni accoglieranno il pubblico alla scoperta delle eccellenze gastronomiche tipiche di

Brisighella, dove ogni stagione è caratterizzata da prodotti, sapori, profumi che diventano

protagonisti di sagre e di pietanze prelibate nei ristoranti del territorio. I commercianti e le botteghe artigiane del centro storico rimarranno aperti durante le manifestazioni, mentre i ristoranti e i locali

presenteranno menù speciali con sapori caratteristici del territorio. Per tutte le giornate sarà in funzione anche il trenino panoramico per visitare il borgo e i colli di Brisighella.

Il Resto del Carlino

FoodExp 2023. Due giorni di grande gastronomia a Lecce

Prende il via mercoledì 12 aprile la sesta edizione di FoodExp – Forum internazionale dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera – un appuntamento all’insegna della ricerca, dell'ardimento, della capacità di guardare oltre i limiti imposti. Tema di questa edizione 2023, infatti, è Explorers. Audaci sfide Originali visioni. L’evento si svolge al Chiostro dei Domenicani, gioiello architettonico in stile romanico e neoclassico incastonato nella Lecce barocca.

Organizzata da Sinext di Giovanni Pizzolante, è una due giorni fitta di ospiti, incontri, novità che arricchiscono una formula già rodata con successo ma in continua evoluzione: dal 2018, infatti, FoodExp porta nel Salento i grandi nomi della ristorazione e della hôtellerie italiana e internazionale. Anche quest’anno un programma ricco di talk, esibizioni live, wine tasting, banchi d’assaggio, seminari e pranzi Memorabili che coinvolgono di appassionati e addetti ai lavori avvalendosi di un parterre di professionisti d’eccezione: chef, maître, restaurant manager, bartender, giornalisti e comunicatori, giovani talenti e studenti degli Istituti alberghieri di Puglia.

“Fin dalla prima edizione FoodExp si è posto l’obiettivo di essere uno sportello di formazione” dice il suo ideatore, Giovanni Pizzolante “non solo nel senso tecnico, sebbene la tecnica naturalmente non manchi, soprattutto negli incontri più didattici, ma nel suo significato più ampio e alto di rappresentare un contenitore di energia per gli studenti, che spesso non trovano nel percorso scolastico stimoli in grado di generare curiosità, di veicolare passione e renderli in futuro un valido riferimento professionale nel settore. Al tempo stesso” continua “è luogo di aggiornamento per i professionisti dell’industria ristorativa e alberghiera, alla ricerca di una conoscenza che transiti anche dall’esperienza di colleghi di successo, vere star del settore a livello internazionale, eccellenze che qui incrociano culture, tradizioni, storie personali in un clima di straordinaria vitalità. Infine, è anche rivolto ai tanti che semplicemente amano l’enogastronomia, perché il mondo food è trasversale, è semplice, alla portata di tutti”. Ed è proprio per la visibilità e la ricaduta che genera sul territorio e per il suo valore attrattivo, che FoodExp rientra tra le manifestazioni riconosciute e promosse dalla Regione Puglia. “Non solo noi” sottolinea Pizzolante “penso a manifestazioni come EGO o il Mercatino del gusto che da anni, qui in Puglia, contribuiscono alla promozione e valorizzazione del territorio guadagnando una ribalta nazionale e internazionale”.

gamberoroesso.it


(Segnalazione web a cura di Giuseppe Serrone - Turismo Culturale)

Pasqua cibo come simbolo di rinascita


Saranno 350 milioni – per un valore pari a circa 125 milioni di euro – le uova consumate durante la Settimana Santa. A renderlo noto alla vigilia della Pasqua è Unaitalia, l’Associazione che rappresenta la quasi totalità della produzione avicola nazionale. Sode, sotto forma di frittata o strapazzate, secondo un’indagine AstraRicerche 2023, le uova sono un alimento immancabile sulla tavola delle feste pasquali per più di un italiano su tre (34,5%) sorpassate solo da uovo di cioccolato e colomba (indispensabili per oltre il 60% degli italiani) e preferite ad agnello (31,9%), salame (30,5%) e torta salata di formaggio (22%).

“Simbolo per eccellenza della Pasqua, le uova continuano ad essere tra i prodotti più apprezzati perché versatili e adatte ad ogni preparazione – afferma la Direttrice Unaitalia, Lara Sanfrancesco – ma anche ricche di nutrienti chiave per il nostro organismo e con un importante contenuto proteico. Un alimento declinabile in mille ricette regionali pasquali e non solo, e amatissimo dagli italiani, che, nel 2022 ne hanno consumate 13,4 miliardi, pari a 228 pro capite. Di queste, il 68% è andato alle famiglie (155 uova a testa) mentre il 32% (73 uova per abitante) è stato consumato attraverso pasta, dolci e preparazioni alimentari varie, tra cui colombe e pastiere”.

Quali le ricette regionali più amate dagli italiani per le festività? Uova e buoi dei paesi tuoi. In fatto di tavola gli italiani a Pasqua si rivelano un po’ campanilisti: il 32% sceglie il piatto della propria regione, con percentuali che in Campania arrivano al 53% (con Pastiera e Casatiello) e in Veneto al 45% (la ricetta è la Fugassa, tipico pan lievitato dolce).

A dispetto delle sfide tra Nord e Sud, nella speciale classifica di 20 ricette regionali stilata da AstraRicerche, gli italiani sul podio mettono i grandi classici: Casatiello, Pastiera (al 26,4%) e Colomba (20,6%). Seguono la torta Pasqualina ligure (18,9%) e i Fiadoni, fagottini a mezzaluna ripieni al formaggio da gustare in versione dolce o salata, in base alla tradizione famigliare, a cavallo tra Molise e Abruzzo (16,4%); la Pizza di Pasqua umbra (15,6%), la Scarcella pugliese (tipico biscotto con uovo e glassatura in bella mostra, 15,2%) e il Bensone (14,9%), dolce di tradizione millenaria modenese. E ancora la frittata piemontese Rognosa (14,4%), la Pasimata toscana (alternativa alla classica colomba, con uva sultanina e semi d’anice da alcuni detta schiaccia, 13,9%) e la celebre Fugassa veneta, tipico pan lievitato dolce (12,1%).

A celebrare la Pasqua sulla community W il Pollo anche lo chef Max Mariola che il 4 aprile propone sui canali Facebook e Instagram la fondue di pecorino con uovo in camicia, fave e guanciale: un piatto semplice e alla portata di tutti in cui assieme alle uova in camicia sono protagoniste le fave, che aprono la stagione primaverile, con guanciale, fonduta a base di pecorino e qualche fogliolina di menta.

Una gastronomia nel segno della più antica tradizione romagnola. Un ricco menu, in cui troverà spazio anche la pizza in 40 differenti varianti

Cambia gestione il ristorante “Alice” di Bellaria, una tra le insegne storiche situata sul lungomare della città dal momento che, in passato, quelle stesse mura hanno ospitato la discoteca Maxim, uno dei locali più celebri della Riviera dello scorso millennio. Al timone della nuova attività di ristorazione una coppia di bellariesi Doc: Enrico Giovannini (già titolare, assieme al socio Nicola, del vicino ristorante “Bell’aria”) ed il pizzaiolo Stefano Russo, figlio dello storico pasticcere stellato Giancarlo e, fino a poco tempo fa, gestore di “Pizza al Volo” a Savignano sul Rubicone. 

“Io e Stefano - spiega Enrico, da pochi anni nel mondo della ristorazione - siamo stati amici ancora prima di nascere, visto che le nostre madri si incontravano nella piazzetta del paese quando erano incinta. Siamo nati praticamente nello stesso giorno e nella stessa stanza di ospedale. Un’amicizia di lunga data proseguita negli anni, anche se, fino a oggi, non avevamo mai pensato di condividere un’avventura lavorativa. Ma non appena ho varcato la soglia del nuovo locale, ho subito ripensato a quel mio vecchio amico che, nell’arte della pizza a legna, non teme confronti. E così, quando gli ho chiesto di darmi una mano, lui come mi aspettavo mi ha detto di sì. Non è un vero e proprio socio ma, oltre a essere un grande amico, è soprattutto un professionista di alto livello che ci darà una mano importante”.

Il padre di Stefano, infatti, è il leggendario Giancarlo Russo, un’istituzione nel mondo della pasticceria romagnola, il creatore del lievito madre più antico della Romagna e, soprattutto, uno dei pochi bellariesi ad essere entrato nel Guinness dei Primati grazie al suo “panettone da record”, un gigante da cinquanta chili che, sul finire degli anni ’90, gli valse l’invito in tv nei programmi di Raffaella Carrà e Massimo Giletti.

In una location informale ed accogliente, il nuovo ristorante “Alice” proporrà una gastronomia nel segno della più antica tradizione romagnola. Un ricco menu mari e monti, con i grandi classici della cucina del territorio: dall’insalata di mare al risottino, dagli spiedini misti al mitico fritto. Senza dimenticare le proposte di carne con l’immancabile grigliata mista ma, soprattutto, la pizza preparata con lievito naturale e proposta in ben 40 varianti.

riminitoday.it

Sì, la cucina italiana merita di diventare Patrimonio Unesco

Giovedì 23 marzo 2023 si è trasformato in un giorno importante per gli storici della gastronomia italiana e non solo: il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e il ministro dell’Agricoltura e Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, hanno annunciato la candidatura della «cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale» come Patrimonio immateriale dell’Unesco. Il dossier relativo alla candidatura, promossa congiuntamente dai due ministeri e approvata dalla Commissione nazionale presieduta da Franco Bernabè, sarà presentato dal ministero degli Esteri all’Unesco per l’iter di valutazione, che dovrebbe concludersi entro il 2025. L’evento non solo costituisce il primo passo di un tragitto che potrebbe condurre il nostro Paese a un riconoscimento importante, ma, soprattutto, rappresenta l’approdo di un sentito percorso, iniziato nel 2020, che testimonia l’ambiziosa iniziativa della testata “La Cucina Italiana” diretta da Maddalena Fossati, unita all’entusiasta partecipazione di imprenditori e chef in qualità di ambasciatori nazionali, nel patrocinio del valore della gastronomia italiana a livello universale.

«È una decisione che valorizza quello che consideriamo un patrimonio nazionale, anche di tanti italiani che vivono all’estero e di tutti gli stranieri che amano il nostro stile», ha commentato Sangiuliano, che si sta muovendo in un territorio tanto noto mediaticamente quanto lasciato a sé stesso dalla politica. La cucina come elemento di aggregazione: è anche intorno al concetto di tavola che converge l’inconfondibile, irripetibile, modo d’essere italiani. Una cucina sommatoria di tante cucine – anche microlocalizzate – che sono pari alla straordinaria ricchezza linguistica (ergo: dialettale) del nostro Paese. Così che le differenze culturali all’apparenza più insignificanti e disparate proiettano le complesse realtà geografiche, storiche, sociologiche e antropologiche in un articolato alfabeto, costituito da materie prime uniche che si trasformano, dopo la manipolazione, in opere di assoluto ingegno.

La candidatura, oltre a riflettere la biodiversità culturale del Belpaese, implica l’affermazione dell’importanza del nostro peculiare vivere culinario, da sempre sostenibile e tanto amato quanto imitato in tutto il pianeta, rappresentativo nella sua essenza di un insieme di pratiche sociali, rituali e gestuali le quali manifestano un patrimonio socio-culturale che va ben oltre il mero “mangiare”. Sono, infatti, il frutto storico di tradizioni millenarie, in cui ciascun italiano può riconoscersi, che indubbiamente merita di essere preservato per le generazioni future.

espresso.repubblica.it

Cinque viaggi culinari negli Stati Uniti

Profumi, sapori e tradizioni culinarie sono elementi di connessione con la cultura di un luogo e permettono di immergersi appieno nell’esperienza del viaggio. Visit The USA ha riunito cinque destinazioni gastronomiche alla scoperta dei sapori degli Stati Uniti, a partire dai dolci aromi dei peperoni arrostiti di Santa Fe, passando per la cucina tradizionale del New England e con un tocco di innovazione a Boston.

Un viaggio piccante a Santa Fe, New Mexico La maggior parte delle strade di questa città nelle Rocky Mountain è dedicata al peperoncino. Gli abitanti del luogo si tramandano i semi come cimeli di famiglia e nella valle del Rio Grande si trova Hatch, la "Capitale mondiale del Cile".

Provate le varietà verdi, da quelle medie fino alle più piccanti, utilizzate in piatti come i chiles rellenos, peperoncini ripieni, in pastella o fritti, oppure sperimentate il peperoncino rosso, più dolce, spesso essiccato o in salse. La maggior parte dei venditori arrostisce i peperoni sul posto e quando viene posta la domanda "rosso o verde", i viaggiatori possono rispondere "Christmas" per assaggiarli entrambi.  Non perdetevi la specialità del New Messico, il cheeseburger al peperoncino verde, oggi così apprezzato che è stato realizzato un percorso ad hoc per scoprirlo in tutte le sue versioni. Tra le altre specialità locali troviamo i food truck messicani nella piazza del centro, il ricco posole (stufato di maiale e mais macinato), il gustoso barbecue e il Santa Fe Chocolate Trail, dove i golosi possono provare antichi elisir in stile meso-americano. A settembre avrà luogo la Santa Fe Wine & Chile Fiesta, che celebra la scena culinaria della città con spettacoli di cucina, banchetti di chef ospiti, cene a base di vino e un tour in bicicletta tra le tappe gastronomiche.

ansa 

Sfida anti-spreco in cucina, si usano le erbe aromatiche

 

C'e' tempo fino al 25 febbraio per partecipare al concorso di cucina sull'utilizzo delle erbe aromatiche nella cucina circolare della rassegna gastronomica "Il Piatto Verde", in programma dal 22 al 30 marzo a Riolo Terme (Ravenna) e in diverse location sparse nei comprensori di Imola (Bologna) e Faenza (Ravenna).

La gara di cucina per la migliore ricetta, rivolta a tutti e in particolare agli appassionati di tutta Italia, è organizzata da If Imola-Faenza Tourism Company e dall'Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione "Pellegrino Artusi" di Riolo Terme. La sfida prevede l'utilizzo delle erbe aromatiche in un'ottica di economia circolare, "dove nulla viene sprecato".

Le piante selezionate sono: acetosella, borragine, crescione, erba cipollina, lepidio, levistico, menta, nepetella, pimpinella, ortica, rafano, senape, tarassaco, timo. Le erbe non devono essere utilizzate solo come guarnizione, ma inserite nella ricetta del piatto come ingredienti a tutti gli effetti.

Il concorso prevede che i sei finalisti, selezionati da un'apposita giuria di esperti, verranno ospitati venerdì 24 marzo per la prova finale, che si svolgerà nelle cucine dell'Ipssar di Riolo Terme e parteciperanno alla cena di gala nel corso della quale saranno proclamati i 3 vincitori. Il bando e modulo d'iscrizione si possono scaricare al link www.imolafaenza.it/eventi-if/piatto-verde/. Per partecipare è necessario inviare unaricetta di un piatto a scelta fra antipasto, primo, secondo o dessert. La rassegna "Il Piatto Verde ", giunta alla 28esima edizione, prevede il 30 marzo anche una cena con gli chef tristellati Chicco e Bobo Cerea del ristorante "Da Vittorio" di Brusaporto (Bergamo) e una serie di masterclass aperte al pubblico. 

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